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Ratanakiri

Immaginate un vasto territorio selvaggio ai margini estremi di un paese lontano.
Immaginate che in questo paese vivano popolazioni diverse dal resto degli abitanti del paese divise in villaggi isolati.
Immaginate questi villaggi abitati da tribù animiste con tanto di stregone e capo clan.
Immaginate i totem di queste tribù stagliarsi verso il cielo.
Immaginate che affaristi senza scrupoli, venuti da paesi lontani, acquistino le terre delle tribù per pochi spiccioli immancabilmente spesi per acquistare alcolici che distruggono lentamente l'integrità fisica e psichica di queste minoranze.
Immaginate che le tribù vengano, in questo modo, spinte sempre più lontane nella profondità della foresta mentre gli affaristi bruciano centinaia di ettari delle loro nuove terre per far posto alle culture più “moderne”.
Immaginate, infine, che un piccolo paesino diventi “grazie” a questo commercio un centro di smistamento caotico di merci e individui di dubbia reputazione.
Avete immaginato tutto questo ?
Bene, e dove pensate di essere ?
Nel Far West durante i tempi eroici di Indiani e Cowboy ?
Nulla di più sbagliato !
Benvenuti nel Ratanakiri.
Ci troviamo , infatti, nell'estremo nord est della Cambogia ai confini col Vietnam e col Laos.
Si tratta di una vasta area bellissima, ricca di cascate naturali, stupendi laghi vulcanici, foreste incontaminate e luoghi ricchi di biodiversità.
Sarebbe una meta turistica eccezionale se non fosse per la disastrosa situazione delle strade che rendono difficile raggiungere questo posto.
Ma se viaggiare verso il Ratanakiri non è facile, viaggiare nel Ratanakiri è decisamente un’avventura.
Nelle “terre rouges” ,come chiamavano questi posti i coloni francesi, due elementi caratterizzano e rendono massacrante un viaggio alternativamente a seconda della stagione: la polvere ed il fango.
Nella stagione secca, un’impalpabile polvere rossa avvolge ogni cosa. Gli alberi ne sono completamente ricoperti, tanto da sembrare in autunno anche quand’è primavera.
Spesso la polvere si deposita sulla strada in strati che possono arrivare anche a quaranta centimetri. Essendo la sua consistenza pari a quella del borotalco è facile immaginare cosa succede quando una moto finisce nel bel mezzo di queste “trappole”.
Ad Aprile inizia, poi, la stagione delle piogge e tutto si trasforma in un immenso pantano rosso.
Per queste situazioni estreme e per la particolare ricchezza di vie d’acqua, molti dei trasporti vengono effettuati su barche , zattere e qualunque altro oggetto che galleggi.
Il Ratanakiri è ricchissimo di acqua. Anche nella stagione secca i fiumi abbondano. Il San ed il Srepoc , immissari del Mekong, attraversano il Paese sempre gonfi di acqua.
Molti sono, anche, i laghi fra i quali spicca per bellezza il Boeng Yeak Lom formatosi in ere preistoriche all’interno del cratere di un vulcano inattivo. La ricchezza d’acqua e la natura collinosa del posto non potevano non portare alla formazione di innumerevoli cascate. I villaggi delle minoranze etniche che popolano questa parte di Cambogia sono , naturalmente, quasi sempre situati sulle rive di qualche fiume.
Dal sito di Angkor , che praticamente monopolizza il turismo in Cambogia, per raggiungere il Ratanakiri bisogna percorrere ben 800 chilometri di strada di cui ben 400 sono di sterrato molto pesante. Difficilmente il tragitto può essere percorso in meno di due giorni.
Arrivati con le ossa rotte a Ban Lung, capitale della regione, siamo subito colpiti dalle dimensioni e dal caos che caratterizzano il paese che in pochissimo tempo si è trasformato da insignificante villaggio a caotico centro di smistamento dei traffici degli speculatori cinesi e vietnamiti.
Tutto ruota attorno ad un grosso e coloratissimo mercato in cui ogni mattina confluiscono le donne che vivono nei villaggi delle minoranze etniche situati a diverse ore di cammino di distanza.
Queste donne, riconoscibili dai coloratissimi turbanti, giungono all'alba portando i prodotti dei loro orti ed i pesci dei loro fiumi e laghi che venderanno per poi acquistare, col ricavato, utensili e l'immancabile liquore per i loro mariti.
Come quasi sempre accade nei cosiddetti paesi del terzo mondo, anche in Ratanakiri il mercato rappresenta il vero e proprio centro di aggregazione del circondario.
Qui gli appartenenti alle tribù locali vendono le merci prodotte con l'artigianato, la frutta e la verdura coltivate nei campi, le uova e la carne ricavate dall'allevamento ed i prodotti della caccia e della pesca.
Qui si possono trovare le merci prodotte nel “mondo civile” come coltelli, taniche di plastica, fiammiferi e tutti quegli oggetti che in questi luoghi selvaggi assumono un'importanza particolare.
Qui si possono avere le ultime notizie, si possono apprendere i prezzi aggiornati degli anacardi, si può conoscere la data presunta della riapertura del ponte sul fiume e tutte quelle informazioni che possono rendere la vita meno difficoltosa.
Qui, infine, si può entrare in contatto con i reclutatori di manodopera che procurano agli speculatori stranieri braccianti per raccogliere anacardi o gomma a cottimo.
Il mercato è un'apoteosi di odori, colori e suoni che ti rimangono dentro per tutta la giornata. Questo è il luogo più vivo che si possa trovare in questo paesino di frontiera che sembra essere solo un corollario al mercato stesso.
Nel grande piazzale antistante, una moltitudine di motorini di ogni foggia e colore attendono i loro fortunati possessori. Giovani su motorette scassatissime attendono i clienti per un approssimativo ma efficiente servizio taxi.
In questo luogo ci rechiamo ogni mattina per acquistare frutta per noi, caramelle per i bambini che incontreremo nei villaggi, sigarette, accendini, penne e fermacapelli per i loro genitori.
Recarsi a visitare un villaggio recando doni è, oltre che un logico segno di rispetto, anche un ottimo modo per stabilire un rapporto personale con gli abitanti ed essere accolti come ospiti e non come turisti in cerca dell'istantanea rubata.
Come abbiamo visto,il Ratanakiri è un vasto territorio collinoso al confine col Vietnam ed il Laos. I rilievi, di origine vulcanica, sono coperti di una lussureggiante vegetazione attraversata da fiumi pescosi e laghi profondi sulle cui sponde si abbevera abbondante la selvaggina. Queste favorevoli condizioni ambientali hanno permesso la vita di numerosi gruppi etnici che a causa dell'impervio territorio sono rimasti isolati per numerosi secoli. Per questo motivo la regione può essere considerata un enorme laboratorio etnico in cui la bio-diversità della natura e l'isolamento delle popolazioni consentono l'osservazione di gruppi umani che vivono e si comportano come accadeva centinaia di anni fa in queste regioni e, probabilmente, un migliaio di anni fa in Occidente.
Esistono numerosi gruppi etnici sparsi in tutta la regione divisi nelle tribù dei jarai, dei tompoun, dei brau e dei kreung. Questi gruppi vengono idealmente riuniti sotto l’unica denominazione di Khmer leu (khmer delle montagne) anche se differiscono fra di loro per lingua, costumi , tradizioni ed usanze. Il villaggio tipo è formato da una grande spiazzo in cui le capanne circondano la casa comune in cui si raduna tutta la comunità per dirimere le liti, informare i suoi componenti sulle novità ed in genere svolgere le attività correlate con la vita comune.
Le capanne sono costruite a palafitta per affrontare gli allagamenti che si verificano spesso durante la stagione delle piogge. Nel villaggio è sempre presente almeno un totem che spesso è costituito da un grosso albero centenario. Queste popolazioni sono animiste e pensano che tutto nella natura possa incarnare Dio. Nel villaggio non esiste proprietà privata ma tutto è di tutti. Le autorità riconosciute sono il capo del villaggio, lo sciamano ed il consiglio degli anziani che serve anche per dirimere le eventuali liti fra gli appartenenti alla tribù
Come spesso accade nelle società meno ( o per nulla) industrializzate, la vita delle persone si svolge a stretto contatto con gli animali.
Nei villaggi i polli e le galline razzolano assieme ai bambini fra le capanne.
Il maiale viene intensamente allevato non esistendo alcun divieto religioso in tal senso.
A parte, poi, gli animali selvatici che vengono cacciati, i due “alleati” più preziosi di queste popolazioni sono il bufalo d’acqua e l’elefante.
In realtà ad aiutare i contadini cambogiani ci sono il bue d’acqua ed il suo cugino il bufalo.
In entrambi i casi le specie addomesticate hanno un corrispondente selvatico purtroppo in via d’estinzione. Questi pacifici animali sono importantissimi per l’economia delle minoranze etniche che popolano le colline del Ratanakiri fornendo lavoro, latte e carni. Di regola nulla della bestia viene sprecato. Il bufalo d’acqua ha anche un altro valore per le tribù locali: è l’animale che deve essere sacrificato per consacrare i totem funerari. Infatti, dopo la morte di una persona (ad un anno di distanza), si può erigere un totem a suo ricordo ma occorre sacrificare un bufalo per placare gli spiriti erranti ed invitare tutta la tribù a mangiarlo.
Infine l’elefante è presente ed , anzi, originario del Ratanakiri ma, a causa del suo prezzo proibitivo (oggi un pachiderma costa circa 10.000 $) solo pochissimi possono permetterselo.
Moltissimi elefanti, oggi, prendono la via per Angkor dove vengono venduti ad organizzazioni turistiche che li impiegano per far visitare ai turisti i templi sopra questo animale che, peraltro, non è presente naturalmente in quella parte di Cambogia.
La viabilità è un concetto molto relativo qui ma gli affaristi cinesi e vietnamiti stanno già costruendo strade che collegheranno questa regione con i Paesi confinanti invece che con la Capitale.
Il Ratanakiri è meta di speculatori per la sua intrinseca ricchezza. La regione gode, infatti, di un terreno estremamente fertile e di acque superficiali abbondanti. L’albero della gomma e la coltura degli anacardi rendono (a pochi) moltissimo. Il sottosuolo è ricco di zaffiri di qualità pregiata (Ratanakiri significa “collina delle pietre preziose”).
Ametiste, zirconi e zaffiri si trovano in relativa abbondanza in questa parte della Cambogia. I terreni in cui si trovano i giacimenti vengono sfruttati da famiglie che pagano il proprietario del terreno per poter scavare alla ricerca delle gemme. Il contratto tipo prevede il pagamento di 10 $ ogni scavo di galleria. In una stagione diverse famiglie scavano migliaia di condotti rendendo straordinariamente ricco il proprietario terriero. Mediamente la famiglia ricava dalle gallerie fino a 30 $ al giorno ma il lavoro si interrompe nel periodo delle piogge.
La “miniera” è un buco verticale di circa 60 cm di diametro che scende per 10-12 metri di profondità ma può arrivare fino a 20 in caso di filoni interessanti. L’aria non giunge facilmente a quei livelli e la temperatura nel periodo secco (l’unico possibile per questo lavoro) raggiunge sul fondo i 50 gradi e talvolta li supera. I crolli non sono così infrequenti e spesso provocano la morte del minatore.
La terra scavata viene issata in superficie in un secchio e le pietre vi vengono cercate da tutta la famiglia. Esaurito un pozzo si chiude e se ne scava un’altro.
Un’altra ricchezza di questa terra è il caucciù. L’albero della gomma viene piantato ovunque da società cinesi che hanno la concessione per 25 anni. I locali lavorano a cottimo per i cinesi. Un albero della gomma produce circa mezzo litro di lattice al giorno e poi il taglio si richiude. I cinesi pagano 2000 riel (1/2 $) al litro. Lavorando sodo si possono trattare fino a 100 alberi pari a 50 litri di gomma e 25 $ di guadagno. L’altra cultura principe è l’anacardio. Un albero produce 3 o 4 chili di noci di cui si getta il frutto anche se commestibile e ricco di zucchero e vitamine. Gli anacardi vengono pagati 1$ al chilo. Che spreco per le noccioline dei nostri aperitivi. Ma la cosa più tragica è che per fare posto a queste sterminate piantagioni vengono bruciati migliaia di ettari di foresta.
Le foreste vengono acquistate dai villaggi che le possiedono collettivamente. Il denaro ricevuto (molto poco) viene affidato al capo del villaggio che provvede a dividerlo equamente fra tutti i componenti della tribù.
Non essendo in grado di eseguire i calcoli aritmetici necessari per la suddivisione, il metodo adottato è quello di formare una lunga coda di fronte al capo villaggio che inizia a distribuire le banconote (tutte sempre di piccolo taglio).
Il primo che riceve una banconota passa dalla cima della coda alla fine ed aspetta il suo nuovo turno dopo che tutti saranno passati una volta. Questa continua rotazione continua finché non si esauriscono le banconote e tutti se ne vanno per la loro strada.
Il vero problema è che questo denaro finisce presto speso per acquistare liquori dal contenuto alcolico esagerato. Il fenomeno dell’alcolismo è diffusissimo e molti mariti violenti vengono rinchiusi in gabbie di legno finché la sbronza non è passata.
Nel frattempo ettari di foresta incontaminata vengono distrutti dal fuoco.

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