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Rugen - L'isola dell'ambra

Rugen è la più grande delle isole tedesche.
La sua posizione, sul mar Baltico, di fronte alla Danimarca la rese strategicamente importante fino dagli inizi del ventesimo secolo.
Durante la seconda guerra mondiale fu la più importante base di U-Boat della Germania nazista.
Sulla costa di fronte a Rugen si trova Penemunde, tristemente famosa per i lanci delle V1 e V2 su Londra.
Le acque termali, la natura rigogliosa, le spiagge incontaminate ed il mare dai colori mediterranei la resero subito una meta prediletta dei gerarchi dell’epoca.
Il fatto, poi, che fosse uno dei posti più controllati e difesi di tutta la Germania, aumentò notevolmente la sua attrattiva per questa “elite”.
Dopo la guerra Rugen entrò a far parte della DDR.
La sua importanza strategica non diminuì ma, al contrario, crebbe ulteriormente durante il periodo della Guerra Fredda grazie ai sofisticati centri di ascolto e monitoraggio radar installati a Kap Arkona sulla punta nord dell’isola.
Anche in questo periodo e per le stesse ragioni Rugen venne scelta come meta prediletta dai notabili del Partito Comunista della Germania dell’Est.
Con la riunificazione della Germania ci si rese conto che Rugen era stata preservata perfettamente per tutto il secolo e poteva, quindi, offrire una natura incontaminata per un turismo consapevole.
Vennero, così, investite cifre astronomiche (parte stanziate dalla UE) per dotare l’isola di sovrastrutture adeguate, bonificare le aree militari, creare una vastissima rete di piste ciclabili e sentieri per le escursioni e per restaurare le case dei villaggi costruite in stile bell’epoque ed i cottage con i tradizionali tetti di paglia.
Oggi l’isola è meta di un notevole turismo interno ed il suo territorio è area protetta.
Vi si trovano alcune oasi faunistiche di notevole interesse e boschi di faggi secolari degradanti fino al mare.
Le coste sono ricche di spiagge formate da pietre levigate dal mare fra le quali abbondano le selci utilizzate dagli abitanti dell’Età della Pietra per produrre i primi utensili ed armi da taglio.
Un’altra particolarità di Rugen è l’ambra che si trova ancora oggi e che in passato ha rappresentato una vera e propria ricchezza per i suoi abitanti.
Nell’entroterra si aprono vasti campi coltivati. Nel diciannovesimo secolo la produzione di grano, semi oleosi e granaglie varie furono alla base della ricchezza e dell’ascesa di famiglie di commercianti ed agricoltori che trovano nei Buddenbrook narrati da Thomas Mann l’esempio più eclatante.
Infine, la pesca all’aringa rappresenta una tradizione dell’isola i cui frutti si possono gustare cucinate in vari modi nei ristoranti degli alberghi o , meglio, si possono trovare sotto forma di gustosissimi panini negli spacci dei piccoli villaggi di pescatori sulla costa.
L’entroterra di Rugen è intensamente coltivato da molti secoli.
I prodotti tipici sono le granaglie ed i semi da olio prodotti in grandi quantità.
Osservando i campi coltivati balza subito agli occhi una differenza rispetto a quanto si può notare altrove: al centro del coltivato si staglia un boschetto.
Quest’area centrale si erge come un’isola in un mare di spighe e serve a creare un habitat ideale per gli uccelli che si nutrono di insetti parassiti della coltivazione.
A Rugen questa è una regola fissa che non viene mai derogata.
Fra i campi, dunque, gli arbusti,gli alberi ed il sottobosco brulicano di vita che può essere osservata grazie ad una fittissima rete di posti di osservazione mimetizzati per gli appassionati di bird watching.
Ma non è solo questo l’aspetto ecologico della cultura contadina di Rugen.
Sui tetti di ogni fattoria si vedono pannelli solari mentre fra le distese dei campi coltivati si stagliano enormi pale eoliche come giganti pigri.
Infine è possibile assistere a bucoliche scene di mucche che pascolano placide sull’erba di prati digradanti fino al mare.
Tutto ciò si può godere semplicemente prendendo l’auto e girovagando senza meta lungo le strade dell’interno dell’isola o percorrendo in bicicletta le splendide piste ciclabili.
Durante queste gite accadrà di trovarsi estasiati di fronte ai tratti di strada racchiusi fra due filari di alberi secolari che formano con le loro chiome delle vere e proprie gallerie piene di uccelli di ogni tipo.
Questi tratti sono tanti e così belli da essere stati dichiarati Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO.
Le case rappresentano un’altra particolarità ed una notevole attrattiva di quest’isola.
Nei paesini più importanti turisticamente, le abitazioni sono tutte in stile “fin du siecle”.
L’atmosfera è quella dei luoghi di villeggiatura della Bell’epoque con le forme morbide e le tinte pastello. Ogni casa sfoggia stupendi balconi e terrazzi impreziositi con ringhiere in ferro battuto dalle volute leggere.
Lo stesso stile viene ripreso nei moli d’imbarco che dalle spiagge si spingono profondamente nel mare offrendo la possibilità di rilassanti passeggiate circondati dal mare.
Meno snob ma forse ancora più belli sono i cottage che si trovano isolati nella campagna o ai margini dei villaggi. I tetti sono di paglia ricavata dai canneti di cui sono ricche le molte baie paludose. Anche se necessitano di una onerosa manutenzione, questi tetti sono ideali per mantenere la casa fresca d’estate e calda d’inverno.
Gli isolani sono molto orgogliosi dei loro cottage e fanno a gara per tenerli curati impreziosendoli, talvolta, con bellissimi ed artistici arredi da giardino.
Fra le costruzioni di Rugen occorre anche ricordare le chiesette di campagna, le rovine di un’importante abazia medievale ed il faro di Cap Arkona.
Attorno al faro sono disseminati profondi bunker risalenti alla Seconda Guerra Mondiale che dalla scogliera scendono fino al mare dove attraccavano i temibili U-Boat.
Oggi il posto è meta di turisti; è raggiungibile solo a piedi , con un trenino o con un carro trainato da cavalli. Tutto attorno si trovano belle sculture lignee che guardano il mare da posizioni ardite sulla scogliera.
Poco distante un piccolo villaggio di pescatori offre un panorama incantevole e splendidi panini all’aringa cucinata dei canonici tre modi (marinata, con la senape e all’aneto).
Le moltissime spiagge di Rugen possono essere di due tipi: sabbiose o pietrose.
Le prime sono in particolare sulla parte sud orientale dell’isola vicino o in corrispondenza dei principali paesini turistici.
Le seconde sono presenti nella parte nord dell’isola e sono il risultato della disgregazione per erosione delle scogliere. Eliminata la roccia oggi le coste a nord est sono formate da gesso che rende questi precipizi visibili da notevole distanza.
Lo spettacolo è simile a quello che si gode avvicinandosi dal mare verso Dover.
In alcuni punti lo strapiombo è tale da mozzare il fiato.
Queste scogliere si possono ammirare da sopra dopo una stupenda gita attraverso i faggeti secolari, o dal basso camminando su splendide spiagge pietrose. Nessun turista che compia questa escursione riesce a sfuggire alla tentazione di raccogliere alcune pietre dalle forme più strane.
Sono quasi esclusivamente selci che con l’urto fra di loro causato dalla risacca si scheggiano nelle forme più artistiche. L’erosione del mare causa anche il crollo di alberi secolari che col tempo restano scheletriti sulla spiaggia a formare uno spettacolo surreale.
Può accadere di trovare spontanee espressioni d’arte dei visitatori della spiaggia sotto forma di figure create con pietre e legno o , come mi è successo, un presepe formato da pietre di forma adatta ospitate del tronco cavo di un albero. Il risultato finale era talmente suggestivo che un’altra mano sconosciuta vi ha deposto una rosa rossa.
Completamente diverse sono le spiagge sabbiose dove troviamo l’atmosfera vacanziera.
Dato che l’isola , sebbene calda d’estate, è spesso battuta da venti costanti, i turisti che vogliono godersi il mare ed il sole possono usufruire di splendide e comodissime sedie circondate da una “conchiglia” di vimini e tela che ripara dal vento.
Lo spettacolo offerto da questi “troni” disposti ordinatamente sulla spiaggia in lunghe file simmetriche, è notevole.
L’atmosfera risultante è romanticamente retrò e ci si aspetta da un momento all’altro di veder comparire la figura un poco goffa di Poirot.
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